CHIESA DI SAN FRANCESCO ad ASSISI
PRIMA DOMENICA DI QUARESIMA (Rm 5,12-19; Mt 4,1-11)
Omelia per la Celebrazione dell’Ostensione del Corpo di San Francesco
Fratelli e sorelle carissimi, celebrare oggi l’Eucaristia all’inizio della Quaresima e offrire alla Chiesa l’Ostensione del corpo di San Francesco è una grazia particolare. La liturgia di oggi ci conduce nel deserto con Gesù, e noi lo facciamo qui, ad Assisi, vicini a colui che più di tanti altri ha preso sul serio il Vangelo, fino a conformarsi in tutto a Cristo.
Oggi la Parola di Dio nella Lettera ai Romani, ci presenta due figure: Adamo e Cristo.
Per mezzo di uno solo è entrato il peccato nel mondo; per mezzo di uno solo è entrata la grazia sovrabbondante. Adamo rappresenta l’uomo che cede alla tentazione di “farsi Dio” senza Dio. Cristo Gesù invece è il Figlio che si affida totalmente al Padre.
La Quaresima ci mette davanti a questa scelta: vogliamo vivere secondo la logica dell’autosufficienza e il potere, o secondo la logica dell’obbedienza fiduciosa a Dio?
Francesco ha fatto questa scelta. Figlio di un mercante ricco, poteva vivere secondo la logica del mondo. Ma ha ascoltato un’altra voce. Ha capito che la vera libertà non è possedere, ma affidarsi. Non è dominare, ma servire.
Nel Vangelo di Matteo abbiamo sentito che Gesù è condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato (Mt 4,1-11) con tentazioni che sono sempre attuali:
- Trasformare le pietre in pane: o la scelta di usare Dio per risolvere i nostri bisogni.
- Buttarsi dal tempio: o cercare il successo, il sensazionale.
- Ricevere tutti i regni del mondo: vuol dire scegliere il potere ma adorando il maligno.
Sono le tentazioni di ogni tempo. Anche le nostre e Francesco le ha conosciute. Aveva la sicurezza economica della casa paterna. Ha potuto avere successo diventando cavaliere ed essere ammirato, e poteva vivere con potere e prestigio. Ma come Gesù il Signore, ha risposto con la fiducia nel Padre. Ha scelto la minorità contro l’orgoglio. La povertà contro l’accumulo. L’obbedienza contro l’autosufficienza. Ha scelto di adorare solo Dio.
Il Signore Gesù esce dal deserto per annunciare il Regno. E Francesco affascinato da Cristo esce dal suo deserto interiore per abbracciare il lebbroso, per chiamare fratelli, per ricostruire la Chiesa. Sempre la vittoria sulle tentazioni non chiude mai in sé stessi, ma apre agli altri.
Se oggi veneriamo il suo corpo, non è per fermarci alla memoria con uno sguardo nostalgico sul passato. È un invito forte e concreto per il nostro presente. Dobbiamo chiederci: Qual è il mio deserto? Quale tentazione mi abita? Dove il Signore mi chiede un passo di fiducia?
“Dove è abbondato il peccato, ha sovrabbondato la grazia” ci ha detto san Paolo oggi. Francesco è un segno di questa sovrabbondanza. Non perché fosse forte, ma perché si è lasciato salvare da Dio. La sua vita ci dice che la santità non è riservata a pochi eroi, ma è la fioritura di chi si fida di Cristo.
Chiediamo la grazia di scegliere, ogni giorno, Cristo nuovo Adamo, e di respingere le seduzioni che ci allontanano dal Padre. E mentre come pellegrini contempliamo e veneriamo il corpo del Serafico Francesco, ricordiamoci che anche noi stessi nella nostra vita concreta, siamo chiamati a diventare luogo di Vangelo.
Che San Francesco d’Assisi interceda per noi, perché questa Quaresima sia vera conversione,
e perché anche noi, un giorno, possiamo essere trovati conformi a Cristo. Amen.

