L’omelia di Mons. Ruzza nella Basilica di San Francesco
Proponiamo di seguito il testo dell’omelia pronunciata da Mons. Gianrico Ruzza, Vescovo di Civitavecchia-Tarquinia e di Porto-Santa Rufina, nella celebrazione presieduta in Basilica in occasione del pellegrinaggio diocesano per la venerazione delle spoglie mortali di san Francesco.
La sete di Dio e la risposta alla nostra inquietudine
Israele è il simbolo di una sofferenza profonda, un grido che nasce dalla quotidianità e che riflette delusione, sconforto e preoccupazione. Questo grido non è diverso da quello che molti vivono oggi, immersi in un contesto di confusione e fragilità, aggravato dalla tempesta della guerra che devasta il mondo, mietendo vittime innocenti per il potere di pochi.
Tuttavia, quel grido spesso si trasforma in mormorazione, in rancore e protesta. Questo tema ci tocca tutti, perché si intreccia con la noia esistenziale che pervade la nostra società, colpendo in particolare i giovani. È la stessa noia che avvolge la vita della donna samaritana, protagonista di un dialogo complesso e affascinante con Gesù, narrato nel Vangelo.
La sete di senso e la risposta divina
La noia e il vuoto esistenziale spingono l’uomo a cercare risposte. È stato così per Francesco d’Assisi, che si è spogliato di tutto per trovare il senso della sua vita in Dio. È stato così per Mosè, che, di fronte alla sofferenza del suo popolo, ha trovato nella tenerezza di Dio la forza per proseguire la sua missione. Ed è stato così per la donna samaritana, che, nel suo incontro con Gesù, ha scoperto una nuova prospettiva di vita.
Gesù, con serenità e pace, si presenta a quella donna e le chiede: “Dammi da bere”. Questo gesto rivela che anche Dio ha sete, ma è una sete del cuore umano, una sete di trasformazione e liberazione. Nel dialogo con la donna, Gesù offre un’acqua che soddisfa per sempre, un’acqua che rappresenta lo Spirito e la vita eterna.
Un dialogo che cambia la vita
Il dialogo tra Gesù e la donna samaritana è un confronto tra la Parola che salva e la storia di una vita segnata da cadute e peccati. È un dialogo che trasforma, come quello tra Francesco e il Crocifisso, che ha cambiato la storia dell’umanità. Gesù alza il tiro e dice: “Se tu sapessi qual è il dono di Dio e chi è colui che ti parla, tu stessa chiederesti a lui l’acqua viva”. È una rivelazione che illumina il cuore, come è accaduto per Francesco e per la donna samaritana.
La rivoluzione del cuore
Gesù non offre solo risposte, ma una rivoluzione del cuore. Di fronte alla sofferenza, alla guerra, alla precarietà e alle sconfitte, Gesù afferma con chiarezza che solo Lui può rispondere alla nostra inquietudine. È una rivoluzione che cambia le prospettive, che trasforma il dolore in speranza e il vuoto in pienezza.
La donna samaritana, colpita dalla profondità delle parole di Gesù, corre ad annunciare agli altri: “Forse ho incontrato il Messia”. È un annuncio che nasce dalla certezza che la Parola di Dio dà senso all’esistenza quotidiana. È la stessa certezza che ha guidato Francesco d’Assisi, che nel Cantico delle Creature ha celebrato la bellezza della vita e della natura, riconoscendo in ogni cosa un raggio del sole di Dio.
Un invito alla contemplazione
Francesco ci invita a vivere in modo contemplativo, a riconoscere che tutto ciò che siamo e viviamo trova senso in Gesù. Come Pietro, anche noi possiamo dire: “Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna”. È un invito a fidarci e ad affidarci, a permettere a Gesù di trasformare la nostra vita e di guidarci verso una relazione autentica con Dio.
Conclusione
La storia di Francesco e della donna samaritana ci insegna che solo l’amore di Dio può colmare il nostro cuore. È un amore che non si risparmia, che si dona completamente, come ha fatto Gesù sulla croce. È un amore che ci chiama a vivere con gratitudine e speranza, riconoscendo che tutto ciò che abbiamo e siamo è un dono del Signore.
Francesco ha aperto la strada. Sta a noi seguirla, lasciandoci trasformare dalla luce di Dio e vivendo ogni giorno come un cantico di lode.

