L’omelia di fra Roberto Genuin nella Basilica di San Francesco
Proponiamo di seguito il testo dell’omelia pronunciata da fra Roberto Genuin, Ministro generale dei frati minori cappuccini, nella celebrazione presieduta in Basilica in occasione della venerazione delle spoglie mortali di san Francesco.
Il vostro amore è come una nube del mattino, come rugiada che all’alba svanisce. I fratelli di lingua slovena hanno ascoltato queste parole direttamente nella loro lingua: un’espressione del profeta Osea che oggi risuona anche per noi. Come è vera questa parola che Dio ci rivolge attraverso il profeta! Il vostro amore è come una nube del mattino, come rugiada che all’alba svanisce. Non dobbiamo accogliere questa parola come un’accusa personale, che ci spinga a metterci sulla difensiva.
È più saggio e realistico considerarla una constatazione: una descrizione di ciò che caratterizza, in qualche misura, la vita di ciascuno di noi. Sono certo che in ognuno di noi non manca il desiderio sincero di condurre una vita buona, radicata nel Vangelo di nostro Signore Gesù Cristo. Questo desiderio è reale, ma spesso ci troviamo nella situazione descritta da San Paolo: conosco il bene, lo vedo, lo desidero e mi impegno per realizzarlo, ma finisco per fare il male che non voglio. È un amore fragile, come una nuvola o una rugiada che presto svanisce.
Prendere consapevolezza della nostra fragilità umana e contraddittoria è il primo passo per cercare i rimedi con attenzione. Tuttavia, non dobbiamo cadere nell’errore di pensare che la soluzione consista solo in nuove azioni, impegni o scelte più coerenti. Questi sono certamente elementi positivi, ma da soli non bastano. Rischiamo di ritrovarci presto al punto di partenza, come rugiada che svanisce al primo sole.
Ecco allora il senso profondo dell’invito di Dio, espresso ancora una volta dal profeta: «Venite a me». Questo invito richiede una nostra decisione: «Ritorniamo al Signore». È un invito a distogliere lo sguardo da noi stessi e a rivolgerlo a Lui. Quando riusciamo a farlo, comprendiamo meglio chi è il Signore, con quali occhi ci guarda e cosa riserva per noi. Il profeta ci rassicura: Egli ci guarirà, ci fascerà, ci ridarà la vita e ci farà rialzare.
Se ci affrettiamo a ritrovare il Signore e a conoscerlo, sarà come l’aurora, come pioggia che feconda la terra, come il sorgere della luce. Ritornare al Signore diventa un’esperienza sorprendente. Egli non ci chiede sacrifici o olocausti, ma ci invita a scoprire la natura del suo cuore amante e a fidarci del suo amore.
Così, il nostro cuore e la nostra vita diventeranno meno duri, meno tristi, meno ripiegati su noi stessi. Saremo un po’ più capaci di amare e, quindi, di vivere. Se ascoltiamo la sua voce, la nostra vita si riempirà sorprendentemente di vita. È lo stesso cammino vissuto da Francesco d’Assisi 800 anni fa.
In questi giorni, ci è concesso di venerare i suoi resti mortali. Un grande mistero: un’assenza che è però una presenza viva, chiaramente viva. Questo è ciò che accade a chi accetta di tornare al Signore. Rimarrà il corpo fragile e mortale, ma si conoscerà una vita che supera i confini della condizione terrena, per raggiungere l’eternità. E non si tratta solo di una vita futura: ogni volta che decidiamo sinceramente di ritornare al Signore, si apre per noi una prospettiva di pace e di vita, non più condizionata dalle circostanze, belle o difficili, che ci troviamo a vivere.
Che siano situazioni personali o comunitarie, se ci decidiamo ora per il Signore, non avremo più vergogna o paura di presentarci davanti a Lui così come siamo: imperfetti e peccatori. Anzi, lo faremo con maggiore onestà e torneremo a casa oggi, immediatamente, come dice Gesù nel commentare la figura del pubblicano. Torneremo a casa giustificati, perché amati da Dio.
Chiediamo a Francesco di intercedere per noi, affinché possiamo desiderare di ritornare al Signore e trovare la forza di non ripiegarci su noi stessi e su ciò che ostacola il vero incontro con Lui. Sarà, in un certo senso, una morte a noi stessi, ma una vita inesauribile e per sempre, anche dopo secoli. Perché sarà un’apertura a Dio e ai fratelli, per i quali Egli riserva, come per ciascuno di noi, ogni bene.
Francesco, aiutaci a ritornare al Signore. Non sacrifici, ma comunione con Lui. Aiutaci ad amare l’Amore.

