L’omelia di fra Amando Trujillo Cano nella Basilica di San Francesco
Proponiamo di seguito il testo dell’omelia pronunciata da fra Amando Trujillo Cano, Ministro generale del Terz’Ordine Regolare, nella celebrazione presieduta in Basilica in occasione della venerazione delle spoglie mortali di san Francesco.
Carissimi fratelli e sorelle, circa 35 anni fa, una giovane donna filippina, appena giunta in Italia, si recò ad Assisi accompagnata da un’amica che le propose di visitare la basilica. L’amica le narrò la storia di San Francesco, spiegandole come, pur provenendo da una famiglia benestante, egli rinunciò a tutte le sue ricchezze per seguire Cristo, dedicandosi ai poveri e diventando il santo universale che oggi veneriamo. La giovane chiuse gli occhi e iniziò a pregare nel suo cuore, nella sua lingua madre, chiedendo a San Francesco di aiutarla a trovare un lavoro e a iniziare una nuova vita in un paese così nuovo per lei.
Mentre pregava con semplicità e spontaneità, senza accorgersene, il tempo passò. Versò qualche lacrima, ma poi trovò una profonda pace. Al termine della preghiera si rese conto che l’amica aveva già lasciato la basilica.
Circa un mese dopo, ricevette la telefonata di un frate francescano che, venuto a conoscenza della sua ricerca di lavoro, le offrì un impiego nel presepe di una chiesa francescana a Roma. Lì iniziò a lavorare e approfondì la conoscenza di San Francesco. Oggi lavora ancora in quella comunità, ma ora come cuoca.
Anche noi siamo venuti oggi come pellegrini, con il nostro bagaglio di speranze e preoccupazioni, per incontrare San Francesco, perché lui ci conduce a Cristo, che fu il centro della sua esistenza e il suo amore più grande. Infatti, stiamo celebrando l’Eucaristia, durante la quale il Figlio di Dio, come diceva San Francesco, ogni giorno viene a noi in apparenza umile. Ogni giorno discende dal seno del Padre sull’altare, nelle mani del sacerdote.
Le preziose reliquie del poverello di Assisi che veneriamo oggi testimoniano la sua umanità, la sua corporalità e quindi la sua fragilità. Eppure quel piccolo corpo fu completamente pervaso dalla grazia di Dio e rese manifesta la potenza dello Spirito Santo. Le sue ossa, oggi frammentate, ci richiamano il suo vissuto evangelico, iniziato il giorno in cui, grazie all’ascolto della Parola e all’incontro con un sacerdote, comprese che i discepoli di Cristo sono chiamati ad abbracciare la povertà evangelica e a predicare il regno di Dio e la penitenza.
In quel giorno Francesco esclamò: “Questo voglio, questo chiedo, questo bramo di fare con tutto il cuore”. I suoi resti ci aiutano quindi a ricordare il suo cammino di santità verso l’unione con Cristo e la progressiva conformità a Lui, confermata quando il suo corpo, piccolo e fragile, ricevette i segni della passione del Signore circa due anni prima della sua entrata nella gloria celeste. Tuttavia, sebbene Francesco abbia concluso il suo pellegrinaggio terreno ottocento anni fa, crediamo per fede che la sua esistenza non si sia esaurita con la morte corporale, ma che ora egli gode della vita eterna, contemplando il volto dell’Altissimo Onnipotente Buon Signore.
Perciò entriamo in relazione con lui nella comunione dei santi, soprattutto quando celebriamo l’Eucaristia e quando lo ricordiamo quotidianamente nella preghiera. La Chiesa insegna che i santi ci aiutano principalmente in due modi: come modelli di vita cristiana e come amici che ci accompagnano nel cammino di fede, intercedendo per noi. Li ricordiamo per ciò che hanno compiuto, ma chiediamo anche il loro aiuto con una preghiera fiduciosa.
Tuttavia, non dobbiamo limitarci a chiedere la loro intercessione senza impegnarci a vivere la nostra fede secondo il loro esempio. Pertanto, ricordando l’amore crescente di Francesco per Cristo, in totale fedeltà al Vangelo e in obbedienza alla Chiesa, oggi rinnoviamo la nostra fede in Cristo, come suoi discepoli e testimoni della vita nuova che Lui ci ha donato. Facciamo risuonare nel mondo le parole profetiche di Gesù Cristo, anche se spesso vengono contestate e respinte, come accadde a Lui nel racconto del Vangelo di Giovanni che abbiamo appena ascoltato.
Cristo è Colui che illumina il destino di ogni persona e di tutta l’umanità. Invece, gli idoli del mondo accecano molti e li rendono schiavi. La vecchia ambizione sfrenata di potere, denaro e piacere egoistico assume oggi nuove forme ed espressioni che portano ancora al disprezzo della vita umana, alla crudeltà barbarica e alla strumentalizzazione della tecnologia al servizio del profitto economico e politico, invece che del bene comune.
L’assenza di Dio in molti contesti genera una mancanza di morale e di senso della trascendenza, che conduce al disorientamento, al relativismo e alla disperazione. In questi contesti siamo chiamati a educare le nuove generazioni all’esperienza di Dio attraverso la preghiera, gustando la sua Parola e ricevendo la grazia dei sacramenti, specialmente l’Eucaristia. Condividiamo con più entusiasmo la vita fraterna e la missione evangelizzatrice della Chiesa, di fronte a un mondo che pensa di non aver bisogno di Dio e che assiste alle gravi conseguenze di questa menzogna.
Chiediamo a San Francesco di aiutarci ad alimentare nei nostri cuori la sete dell’infinito che solo Dio può placare. Chiediamo a Francesco di aiutarci a far vivere la profezia del regno di giustizia e di pace, di vita e di amore fraterno. Gesù ci ha inviati come luce del mondo e sale della terra, e molti lavorano duramente nella vigna del Signore, arrivando persino a dare la propria vita.
Francesco accettò i frati come dono del Signore per vivere il Vangelo e fu capace di riconoscere fratelli e sorelle in tutte le creature volute dal Padre comune. Scorgeva in esse le tracce del Creatore e i segni di realtà più profonde e sublimi. Tuttavia, il nostro mondo è segnato dalla tragedia della marginalizzazione, dell’ingiustizia e della violenza, che colpiscono milioni di persone costrette a vivere in condizioni disumane.
Numerose guerre assurde e crudeli provocano devastazione umana, materiale, culturale ed ecologica. La globalizzazione digitale, economica e culturale, sebbene abbia contribuito allo sviluppo della comunicazione e al progresso in alcuni settori, ha spesso soppiantato i rapporti umani, sviluppandosi frequentemente a scapito della dignità di individui, famiglie e nazioni. Vecchie e nuove ideologie si alternano con interpretazioni distorte e miopi della realtà, provocando divisioni insanabili, conflitti di ogni genere e nuove forme di solitudine.
Alcuni parlano pure di trans e post-umanesimo o di un pseudo-umanesimo che tradisce l’identità e il destino più profondi dell’essere umano, che è il suo rapporto con Dio. San Francesco, aiutaci a riscoprire la bellezza e la dignità di ogni persona e di tutto il creato. Aiutaci a vincere la nostra inerzia e la paura di tendere la mano di misericordia a chi soffre nel corpo e nello spirito, spesso in solitudine e ingiustizia.
Aiutaci a ricostruire la fraternità nelle nostre famiglie e comunità di fede, e poi ad estenderla alla società e tra i popoli e le nazioni, prima che sia troppo tardi. Aiutaci a essere persone che custodiscono la pace nel cuore, la proclamano e la coltivano in tutte le loro relazioni: con se stessi, con gli altri, con Dio e con la sua meravigliosa creazione. Fratelli e sorelle, in questa Eucaristia viviamo l’incontro con il Cristo vivente, affinché nella Pasqua ormai vicina Egli rinnovi in noi il desiderio di vivere il Vangelo, con coraggio e audacia, come Francesco.
Con fede nella comunione dei santi, preghiamo ancora San Francesco e, venerando le sue spoglie mortali, ricordiamo il suo esempio luminoso e le parole che pronunciò mentre si avvicinava il suo passaggio da questo mondo alla gloria celeste: “Io ho fatto il mio dovere, quanto aspetta a voi ve lo insegni Cristo”.

