San Francesco: testimone di pace e amore universale

San Francesco: testimone di pace e amore universale

L’omelia di Mons. Zuppi nella Basilica di San Francesco

Proponiamo di seguito il testo dell’omelia pronunciata dal cardinale Matteo Zuppi, Arcivescovo di Bologna e Presidente della Conferenza episcopale italiana, nella celebrazione presieduta in Basilica per implorare il dono della pace in Ucraina. L’iniziativa è stata organizzata dall’Ambasciata d’Ucraina presso la Santa Sede nel contesto della venerazione delle spoglie mortali di san Francesco, a quattro anni dall’inizio della guerra nel Paese.

Sento l’emozione di questo pellegrinaggio che ci porta a incontrare San Francesco, la sua presenza e la sua santità. Egli ci spinge a cercare la via della pace, un cammino che possiamo percorrere solo insieme. La presenza degli ambasciatori qui con noi ci ricorda che la pace è un bene comune, da trovare e difendere collettivamente. In questo luogo, tutto parla di Francesco: sentiamo ancora fisicamente la dolce forza del suo amore. La santità, infatti, non solo rivela chi siamo, ma lascia un’eredità che va oltre di noi, qui sulla terra e in cielo. San Francesco ci aiuta a comprendere ciò che davvero conta nella vita: la gioia della povertà, la libertà di amare senza possedere, e il legame d’amore che si esprime nell’obbedienza.

Guidati da questo nostro fratello, non dobbiamo temere di riconoscere ciò che siamo: fratelli tutti. È per questo che proviamo disagio per le distanze che ci separano e orrore per chi alza le mani contro il proprio fratello. Non dobbiamo mai dimenticare che ogni guerra è fratricida. Qui, impariamo la via della misericordia, non quella del sacrificio; la via della gioia, non quella delle ossessioni che ci fanno sentire giusti senza combattere davvero il male.

Anche il fratello maggiore della parabola, qui, ascolta la gioia del padre misericordioso, che lo aiuta a non temere la misericordia. Il Signore continua a parlarci attraverso San Francesco, che ha preso sul serio la Parola, sentendola rivolta a sé, provandone dolcezza e mettendola in pratica. Francesco ci insegna a essere semplicemente cristiani, vivendo pienamente la Parola di Dio, che è il compimento della legge: l’amore.

Un amore che non è retributivo, ma sempre pieno di misericordia. Chi teme l’amore e lo riduce a una legge non è né figlio né fratello, proprio come il fratello maggiore della parabola, che umilia il padre difendendo ossessivamente il proprio e rivelando la distanza dall’amore.

San Francesco ci ha lasciato un saluto che è un programma di vita: “Il Signore ti dia pace”. In un’epoca segnata da guerre interminabili, divisioni interiori e sociali, egli continua a parlare non offrendo soluzioni tecniche, ma indicando la sorgente autentica della pace. Dobbiamo imparare a riconoscere in ogni creatura un riflesso della bellezza divina e credere nella forza della pace che il Signore ci ha donato. Come possiamo accettare la logica della guerra? Non dobbiamo forse impegnarci per la riconciliazione universale, come fece San Francesco?

Tommaso da Celano lo descrive così: in ogni suo sermone, prima di comunicare la Parola di Dio, augurava la pace. Con questo gesto, cercava di trasformare i nemici della pace in figli della pace, desiderosi di salvezza eterna. Francesco passava per città e villaggi predicando la pace, insegnando la via della salvezza e della penitenza per la remissione dei peccati. La sua umanità, radicata profondamente in questa terra, è universale, come universale è l’amore di chi segue Gesù, superando confini, pregiudizi e appartenenze.

A Bologna, nel 1222, San Francesco venne descritto così: “Portava un abito sudicio, la persona era spreggevole, la faccia senza bellezza, eppure Dio conferì alle sue parole tale efficacia che molte famiglie, divise da inveterate nemicizie, furono piegate a consigli di pace”. Questa è la forza degli operatori di pace. Nelle sue ammonizioni, Francesco ricorda che sono veri pacifici coloro che, sopportando le difficoltà del mondo per amore del Signore, conservano la pace nell’anima e nel corpo. Essere operatori di pace non significa non avere problemi, ma affrontarli con la forza dell’amore.

San Francesco parlava di Gesù anzitutto con la sua vita. In un’epoca in cui la Chiesa era prigioniera delle crociate, egli capì che era una bestemmia usare la spada nel nome di Cristo. Francesco visse e predicò una pace disarmata e fraterna, facendo della sua vita un impegno per l’amore e la pace. Paolo VI affermava che è falsa la pace imposta con la forza: “Se vuoi la pace, lavora per la giustizia”. Il Concilio Vaticano II, nella Gaudium et Spes, condanna ogni atto di guerra che mira alla distruzione indiscriminata di città o regioni, definendolo un delitto contro Dio e l’umanità.

Oggi, ricordiamo in modo particolare l’Ucraina. Chiediamo che cessino le bombe, che tacciano le armi e che si apra uno spazio di dialogo. Con l’Ambasciatore Yurash e tutti noi, invochiamo il coraggio della pace, giusta e duratura. Chiediamo l’aiuto per costruire un tavolo di dialogo che garantisca un’architettura di pace basata su diritti e doveri.

Concludiamo con la preghiera affidata da Papa Leone per gli 800 anni dalla morte di San Francesco:
“Tu che 800 anni or sono andavi incontro a sorella morte come un uomo pacificato, intercedi per noi presso il Padre. Tu, nel Crocifisso di San Damiano, hai riconosciuto la pace vera: insegnaci a cercare in Lui la sorgente di ogni riconciliazione. Tu che, disarmato, hai attraversato le linee di guerra e incomprensione, donaci il coraggio di costruire ponti dove il mondo erige confini. In questo tempo afflitto da conflitti e divisioni, intercedi perché diventiamo operatori di pace, testimoni disarmati e disarmanti della pace che viene da Cristo. Amen.”

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