L’omelia del cardinale Pietro Parolin nella Basilica di San Francesco
Proponiamo di seguito il testo dell’omelia pronunciata dal cardinale Pietro Parolin, Segretaerio di Stato della Santa Sede, nella celebrazione presieduta in Basilica in occasione della venerazione delle spoglie mortali di san Francesco.
Cari fratelli e sorelle, desidero innanzitutto ringraziare Fra Marco Moroni e i frati del Sacro Convento per avermi invitato a presiedere questa liturgia eucaristica davanti alle spoglie mortali di San Francesco, in occasione dell’ottavo centenario della sua morte. Saluto con affetto Monsignor Sorrentino, le autorità presenti, i sacerdoti concelebranti e tutti voi fedeli, così numerosi in questa Basilica. Permettetemi anche di portarvi i saluti cordiali, la vicinanza e la benedizione di Papa Leone XIV.
Questo invito è stato per me un’occasione preziosa per rileggere alcune pagine delle fonti francescane e riscoprire come, ancora oggi, le parole di San Francesco ci aiutino a vivere pienamente il Vangelo. Vorrei condividere con voi alcune riflessioni tratte da queste fonti.
Un episodio dei Fioretti narra che Fra Masseo, uno dei primi compagni di san Francesco, gli chiese: “Perché a te tutto il mondo viene dietro? Tu non sei bello, non sei di grande scienza, né nobile. Come mai tutti ti seguono?” San Francesco rispose con umiltà: “Perché gli occhi santissimi di Dio non hanno veduto fra i peccatori nessuno più vile, né insufficiente, né più grande peccatore di me.” Questa profonda convinzione di Francesco ci ricorda che Dio non guarda le apparenze, ma il cuore dell’uomo.
San Francesco, secondo i suoi biografi, non era bello né nobile, eppure ha suscitato ammirazione nei suoi contemporanei e nei posteri. La sua figura ha ispirato artisti come Giotto e Dante Alighieri, e continua a essere amata da chiunque conosca anche solo un frammento della sua vita. Ma perché tanta simpatia e ammirazione? Una risposta si trova nel profilo umano e spirituale tracciato dal suo primo biografo, Tommaso da Celano, che lo descrive come un uomo di innocenza, purezza di cuore, amore per Dio, carità fraterna e semplicità evangelica.
San Francesco era mite, affabile, costante nella preghiera e pieno di entusiasmo. Era severo con sé stesso, ma indulgente con gli altri, mostrando un’umiltà incomparabile. La sua vita era un esempio di perfetta letizia, altissima povertà e fraternità universale. La perfetta letizia, per Francesco, non consisteva nei successi materiali o spirituali, ma nell’accettazione umile e gioiosa delle contrarietà della vita.
La povertà, per Francesco, non era solo un rifiuto della ricchezza, ma un mezzo per avvicinarsi a Cristo e condividere le sofferenze dei poveri. La sua fraternità universale lo rendeva fratello di tutto e di tutti: degli uomini, del creato e dell’universo. Questo amore per tutte le creature era al tempo stesso causa ed effetto del suo ardente amore per Dio.
San Francesco è stato proclamato patrono dei cultori di ecologia da San Giovanni Paolo II, perché percepiva la natura come un dono splendido di Dio. Tuttavia, come sottolineato da Benedetto XVI, Francesco non era solo un ambientalista o un pacifista, ma un convertito, il cui amore per il Signore era il fondamento della sua fraternità universale.
Viviamo in un mondo segnato da consumismo, ansia e tristezza, aggravati da guerre e incertezze sul futuro. A questo nostro mondo, San Francesco offre una terapia efficace: la sobrietà, la gioia nelle piccole cose e il sentirsi fratelli di tutti. Questa terapia può guarirci dalla nostra cecità spirituale, permettendoci di vedere il Signore e la realtà con occhi nuovi.
Concludo con una preghiera che San Francesco compose in un momento di crisi: “O alto e glorioso Dio, illumina le tenebre del mio cuore. Dammi una fede retta, una speranza certa, una carità perfetta e un’umiltà profonda. Dammi, o Signore, senno e discernimento per compiere la tua santa volontà.”
E così sia.

