L’omelia del cardinale Lazarus You Heung-sik nella Basilica di San Francesco
Proponiamo di seguito il testo dell’omelia pronunciata dal cardinale Lazarus You Heung-sik, prefetto del Dicastero per il clero, nella celebrazione presieduta in Basilica in occasione della venerazione delle spoglie mortali di san Francesco.
Cari fratelli e sorelle, in questo giorno benedetto della Solennità di San Giuseppe, la Provvidenza ci permette di trovarci qui ad Assisi, davanti al Corpo di San Francesco. È un momento di grande grazia. Contempliamo la vita di un uomo che ha preso il Vangelo così sul serio da lasciarsi trasformare completamente da esso.
L’ostensione straordinaria delle sue spoglie rappresenta un invito universale a riscoprire l’eredità spirituale del Poverello di Assisi. Permettetemi anzitutto di rivolgere un sentito ringraziamento al Padre Custode e a tutti i fratelli del Sacro Convento, che con fedeltà e dedizione custodiscono questo luogo così caro alla Cristianità. Grazie per la vostra preghiera, per la vostra accoglienza e per il vostro servizio ai tanti pellegrini che arrivano da ogni parte del mondo.
Possa questa benedizione spingere tutti noi a riscoprire quella piccolezza evangelica che rende davvero grandi, tanto cara a Francesco. La liturgia oggi ci invita a contemplare San Giuseppe, uomo giusto, silenzioso, custode fedele della Santa Famiglia. E proprio qui, davanti a San Francesco, possiamo cogliere un profondo parallelismo tra queste due figure così diverse e insieme così vicine.
San Giuseppe è l’uomo che accoglie il mistero di Dio con fiducia. Non comprende tutto, ma si fida. San Francesco, molti secoli dopo, accoglie il Vangelo con la stessa fiducia radicale.
Anche lui lascia le sue sicurezze, si affida totalmente al Signore e decide di vivere come Cristo. Povero e umile, entrambi ci insegnano che la santità non nasce dal fare cose straordinarie, ma dal dire sì a Dio con tutto il cuore. San Giuseppe custodisce il mistero dell’Incarnazione.
Il Dio fatto carne è nato nell’umiltà di una mangiatoia a Betlemme. San Francesco, profondamente innamorato di questo mistero, rappresenta a Greccio il primo presepe della storia, per aiutare tutti a vedere con gli occhi del cuore l’umiltà di Dio che si fa vicino.
È da questo cuore innamorato di Cristo che nasce il suo amore per la pace e il dialogo. Uno sguardo così innamorato del mondo da riconoscere in tutti e in tutto una grande famiglia. Fratello sole, sorella luna, cari fratelli e sorelle, San Giuseppe e San Francesco ci mostrano una stessa strada.
La strada dell’umiltà, della fiducia e della custodia. Entrambi ci insegnano che la vera grandezza sta nel lasciare spazio a Dio nella propria vita. Chiediamo oggi alla Chiesa, per il mondo intero, la grazia di imparare da loro, di custodire la fede, di costruire la pace, di promuovere il dialogo tra i popoli e le culture e di prendersi cura della casa comune che Dio ci ha affidato.
Per intercessione di San Francesco e San Giuseppe, si fermino le guerre del mondo e nasca un tempo di pace fraterna.
Amen.

