Vivere la Legge di Dio con Amore: l'insegnamento di Mosè, Gesù e Francesco

Vivere la Legge di Dio con Amore: l’insegnamento di Mosè, Gesù e Francesco

L’omelia di Mons. Diego Ravelli nella Basilica di San Francesco

Proponiamo di seguito il testo dell’omelia pronunciata da Mons. Diego Ravelli, maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, nella celebrazione presieduta in Basilica in occasione della venerazione delle spoglie mortali di san Francesco.

La Parola di Dio che la liturgia ci offre quest’oggi, in questo tempo di Quaresima, è un invito a non accontentarci, ma a puntare in alto, anzi a tendere al massimo: osservare, mettere in pratica la Legge, tutta e con tutto noi stessi.

Infatti, il brano del Deuteronomio e quello del Vangelo di Matteo, appena proclamati e come due quadri, ci chiedono di essere da una parte uomini “saggi e intelligenti” e dall’altra di essere uomini “grandi”. E ci dicono pure come diventarlo.

Il primo quadro ci viene dalla prima lettura. Troviamo Mosè che, sceso dal monte Oreb, si rivolge al popolo d’Israele, accampato alle steppe di Moab, in attesa di intraprendere la conquista della terra di Canaan, e lo invita ad osservare e mettere in pratica i comandamenti donati da Dio, perché questi sono la via e la strada sicura per essere fedeli alla sua alleanza ed entrare nella terra promessa. Questo – dice Mosè – «sarà la vostra saggezza e la vostra intelligenza». Saggio e intelligente, dunque, è l’uomo che vive nella legge di Dio.

Il secondo quadro, quasi come una scena speculare alla prima, ci è offerta dalla pagina evangelica che prosegue nel tema della prima lettura e ci parla di cosa significhi essere “grandi”.

Gesù è presentato come il nuovo Mosè e il grande legislatore. Sale sul monte, e come Maestro divino, pronuncia il famoso discorso della Montagna, consegnando ai discepoli una legge nuova, quella delle Beatitudini. Questa legge non abolisce la Legge e i Profeti antichi, ma dà loro «pieno compimento», porta “oltre” i comandamenti divini con il comandamento dell’amore. E solo questo è il comandamento e la forza che trasforma le lettere scritte su pietra in lettere incise nel cuore, che cambia un’osservanza esteriore e sterile in risposte d’amore a quello immenso e fedele di Dio.

La legge, dunque, è la risposta dell’uomo all’amore di Dio: all’amore si risponde solo con l’amore. E chi mette in pratica e insegna questo – dice Gesù – «sarà considerato grande nel regno dei cieli». Egli non chiede ai suoi discepoli, a noi, cose grandiose, ma fedeltà nelle piccole cose. Vivere con amore ogni gesto, ogni parola, ogni scelta quotidiana. Non scartare nulla della sua Parola, ma accoglierla tutta nella sua bellezza, perché ogni frammento della Legge, ogni invito del Vangelo, è come un seme che può trasformare la nostra vita e quella dei nostri fratelli.

Ma c’è un terzo quadro, una terza scena che oggi Dio ci mette davanti: la nostra, quella di noi qui raccolti attorno alla mensa della parola e dell’Eucaristia. Una scena che ci interroga. Perché oggi siamo venuti qui a venerare le spoglie mortali del Poverello di Assisi? Perché in lui vediamo esattamente un testimone delle parole che oggi abbiamo ascoltato: Francesco è stato un uomo saggio, un uomo intelligente, ma soprattutto un uomo “grande”, non agli occhi del mondo, ma secondo il cuore di Dio, un “grande” nel regno eterno del Padre: egli ha osservato ogni parola di Gesù e a vissuto il Vangelo fino in fondo, tutto e con tutto il suo cuore. Oggi diremmo: senza se e senza ma. La sua vita e la sua testimonianza, da ben otto secoli, continuano ancora oggi a risuonare in mezzo a noi, a parlarci e insegnarci quello che lui per primo ha vissuto: «le tue parole, Signore, sono spirito e vita; tu hai parole di vita eterna».

Oggi noi abbiano il dono di vedere con i nostri occhi i suoi poveri resti. Ne conserveremo per sempre il ricordo. Ma soprattutto porteremo via la memoria della sua grandezza: un vero discepolo di Cristo. Il brano della prima lettura si è concluso con queste parole, che ora le sentiamo rivolte proprio a noi: «Bada a te e guardati bene dal dimenticare le cose che i tuoi occhi hanno visto, non ti sfuggano dal cuore per tutto il tempo della tua vita» (Dt 4,9).

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